Domino Dorelli Extras

Domino Dorellli: perché questo titolo? Perché forse è un gioco, un gioco ad incastro, un domino, appunto. Ad ogni modo non un gioco di strategia: piuttosto un gioco di casi fortunati. I Mariposa, però, concedono la possibilità a tutti di giocare a Domino Dorelli e quindi di ascoltarlo: il disco è pieno di brecce nelle quali incunearsi, di vuoti e di pieni che risucchiano e che saziano.
Per quel che concerne la musica, Domino Dorelli è soprattutto il racconto di due tentazioni alle quali i Mariposa sono soggetti: la tentazione acustica e quella elettronica. Come trattare i suoni? Come trasfigurarli? Risulta centrale in questo senso la collaborazione con Lorenzo Brusci, uno dei più importanti compositori di elettronica d’avanguardia italiani, che con i suoi interventi di sound design ha contribuito a cercare una risposta a questi quesiti.

Presentazione

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Illustrazione

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Domino Dorelli, il disco
“Domino Dorelli” è il nuovo lavoro dei Mariposa. Prodotto e distribuito da Santeria/Audioglobe, il cd segue l’applauditissimo album d’esordio “Portobello Illusioni” ed è il primo della band con la nuova formazione a 6 (si sono aggiunti Enzo Cimino alla batteria e Rocco Marchi alla chitarra elettrica e al basso). E’ stato prodotto e registrato dagli stessi membri del gruppo, i quali hanno utilizzato uno studio mobile e uno chalet di montagna come sede delle riprese del disco, avvenute tra Aprile e Maggio a Cerro Veronese. Le registrazioni e parte del mixaggio sono state effettuati dallo stesso Enzo Cimino. Il disco si avvale della collaborazione di Lorenzo Brusci (che ha lavorato anche all’ultimo disco di Marco Parente) che ha svolto un prezioso lavoro di sound-design, contribuendo in maniera determinante al suono del disco. Max Trisotto(Vibra, K, Estra, Glam, Jennifer Gentle) ha realizzato insieme al gruppo la masterizzazione e l’editing finale.

A livello concettuale DOMINO DORELLI non è un concept-album, anche se per certi versi gli può assomigliare. Il tema del secondo brano, Pinoleum Christi, diventa il motivo conduttore della lavorazione: la fine del mondo e il giudizio universale. Ovviamente à la Mariposa, quindi con tutto ciò di felliniano, epico e stralunato ci può essere nel trattare temi altrove raccontati con ben altra gravità.
Domino Dorelli è diviso in tre parti introdotte da altrettanti piccoli brani chiamati Niente (la cui numerazione prosegue idealmente quella dei Niente già presenti in Portobello Illusioni) che diventano struttura e trait d’union dell’album; ogni parte consta a sua volta di tre brani.

La guida all’ascolto
• 1 – Niente #4
La realizzazione del primo brano è affidata a un coro di voci bianche registrato in una scuola elementare: è un vero e proprio preludio (giocoso?) alla fine del mondo.

• 2 – Pinoleum Christi
E’ il brano centrale, che è stato fonte di ispirazione per la copertina dell’album. Viene rappresentata la fine del mondo, in un brano musicalmente diffratto, fra atmosfere bandisitiche, valzer, minimal e aperture epiche.

• 3 – Inchiostro per timbri
Brano interamente remixato da Lorenzo Brusci che ha rielaborato le tracce di soli strumenti acustici incise dai Mariposa trasformandole e trasfigurandole nell’originalissimo impasto finale. Dopo la fine del mondo, questo brano rappresenta forse la quiete di un possibile purgatorio.

• 4 – Ai buoni la macedonia
Un altro brano acustico arrangiato per pianoforte a quattro mani, flauto, violino, chitarra classica.

• 5 – Niente #5
Ritorna il tema cantato dai bambini in apertura del disco. Questa volta è riproposto in versione strumentale, eseguito al pianoforte e incastrato in un frammento campionato dal Flauto Magico di Mozart.

• 6 – La Trota Neon
Il direttore di orchestra Gustav Kuhn pone all’inizio di questo brano delle domande a cui il gruppo risponde con il pezzo nel quale dà sfogo alla sua vena più surreal-sinfonica. La Trota Neon è la storia d’amore idiosincratica e visionaria di un costruttore di carri di Carnevale. Il vocabolario musicale è costituito quasi completamente da citazioni. La sezione centrale è invece un’improvvisazione free-form.

• 7 – Undici la
E’ il brano più scanzonato, che però contiene in sé una velata critica sociale: rifacendosi a modelli nazional-popolari (la musica riecheggia certe colonne sonore degli anni ’60) è anche la rappresentazione dell’uomo medio rincitrullito davanti al televisore, che sogna di scappare.

• 8 – Il Molo delle Noci
Il pezzo è nato interamente in studio, procedendo per stratificazioni di piano preparato, batteria, tastiere, ecc: il materiale è quindi quasi interamente improvvisato: ne è derivato un brano picaresco, dal contenuto politico (racconta infatti un ammutinamento).

• 9 – Niente #6
Di nuovo il testo cantato dai bambini all’inizio del cd: questa volta è recitato da una voce anziana e un po’ stanca: la domanda è la stessa, ma il nesso non può che essere differente.

• 10 – Il pompelmo rosa
Una semplice sequenza di accordi e una melodia reiterate costituiscono l’ossatura di un brano che è un omaggio ad un certo sound inglese. Il pezzo ha una lunga coda strumentale che di fatto sfocia nel brano successivo.

• 11 – Vamps di Rumore
E’ l’evoluzione dell’improvvisazione finale di Enrico IV (brano di chiusura del cd Portobello Illusioni): il brano anche nel disco è totalmente improvvisato all’interno di un canovaccio cristallizzatosi concerto dopo concerto. Rappresenta un ex-cursus sul fronte alla Gong, un omaggio allo space-rock. Il brano è stato remissato da Lorenzo Brusci.
• 12 – La Linea e il Cynar

Finale onirico e sotto voce dopo l’acmè costituita da Vamps di Rumore. Il brano (pianoforte e voce e pochi interventi di chitarra dodici corde, piano elettrico e tastiere) parla di un sogno: alla musica è affidato il compito di realizzare l’atmosfera sognante, alle parole ci si affida per raccontare l’epilogo quasi da incubo. Un’altra volta ci si chiede che cosa rimanga.

Domino Dorelli, la pongoscultura

La copertina e l’intero progetto grafico, opera di Sergio Giusti e di entzauberung.org, sono stati realizzati partendo dalla pongoscultura Dominodorelli, un objet trouvé dal sapore dada-surreal-zappiano costruito per l’occasione servendosi di pongo e sagomine di cartone. Il tentativo è quello di trasfigurare l’immaginario e il metodo di lavoro del gruppo, da loro stessi definito trovarobato musicale, in una sorta di trovarobato iconografico. Il risultato è una ricostruzione giocosa e colorata del Giudizio universale di Giotto, in cui i personaggi, specie nei ruoli che contano, sono reinterpretati dai Mariposa: primo fra tutti il diopantofola, che comodamente in poltrona gestisce la fine dei tempi, e, soprattutto, i dannati gnudi (non è forse il rock la musica del demonio?).